martedì, marzo 21, 2006, 12:12 PM
Tutti, anzi no, tantissimi, a casa.E il mistero sul futuro, sulle riconversioni, su come verremo trattati noi dipendenti (o ex dipendenti? come si deve dire??) è sempre più fitto.
Prima eravamo in tanti, tutti d'accordo a protestare. A un certo punto le defezioni... qualcuno era stato contattato e 'invitato a non far troppo rumore', tanti, alla fine, sono stati chiamati personalmente, senza passare per i sindacati, con lo scopo, evidentemente, di smembrare il gruppo. DIVIDE ET IMPERA, separa e comanda, lo dicevano gli antichi romani, i conquistatori per eccellenza.
Dunque, non c'è niente di nuovo e di originale, in tutto ciò. Anzi, si verifica quanto i più pessimisti, che venivano sempre additati come uccelli del malaugurio, avevano sempre detto: in realtà di noi non interessa niente a nessuno!!
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domenica, marzo 19, 2006, 07:33 PM
editoriale del ministro Alemanno"L'agroalimentare italiano ha finalmente riconquistato un ruolo centrale nello sviluppo economico e sociale del Paese. I risultati ottenuti in cinque anni di lavoro hanno contribuito a cambiare il volto del settore
L'agroalimentare italiano ha vissuto e sta tuttora vivendo una fase di profonda e radicale trasformazione, ma ha finalmente riconquistato un ruolo centrale nello sviluppo economico e sociale del Paese. Quella che abbiamo oggi di fronte è infatti una situazione profondamente mutata rispetto al passato: scrollatasi di dosso l'immagine di realtà marginale e sovvenzionata, ormai l'agricoltura si sta gradualmente affermando come un settore che non solo è capace di garantire la sicurezza alimentare e la tutela dell'ambiente, ma che è anche in grado di produrre occupazione e ricchezza nel Paese.
Un comparto in grande evoluzione che - pur tra perduranti incertezze - oggi scommette sul futuro, sapendo di poter contare su un più moderno assetto normativo e su nuovi strumenti operativi, capaci di garantire reali opportunità di sviluppo alle imprese.
I risultati che abbiamo finora raggiunto lo testimoniano. In cinque anni di lavoro sono state affrontate e sanate le emergenze, sia storiche che emergenti, che hanno interessato il comparto: dalle quote latte alla mucca pazza, dalle calamità naturali ai danni provocati dal recente crollo dei consumi a causa dell'influenza aviaria, che abbiamo fronteggiato con un piano mirato di aiuti destinati a salvare il settore.
Molto è stato poi fatto per ridurre il costo del lavoro, per potenziare lo sviluppo delle filiere produttive, per difendere il reddito del settore attraverso il mantenimento del plafond comunitario nel contesto della Riforma della Pac.
Numerosi sono stati inoltre gli interventi promossi al fine di difendere e valorizzare il Made in Italy: dalla lotta all'agropirateria alla promozione della nostra cultura alimentare nel mondo, fino al rafforzamento del ruolo italiano in ambito Ue, testimoniato anche dall'assegnazione a Parma dell'Authority per la sicurezza alimentare europea.
Altrettanto determinanti sono state le strategie messe in atto in materia di sicurezza e qualità dei prodotti, con l'approvazione di una nuova normativa sugli Ogm, l'etichettatura obbligatoria dei prodotti e il deciso sostegno alle produzioni tipiche e di qualità, che ci hanno consentito di conseguire la leadership europea sia in materia di indicazioni geografiche protette che di produzioni biologiche.
Non solo. Si è operato con decisione anche per ammodernare il Ministero e per rendere più efficienti tutti gli strumenti al servizio delle aziende: riformando il Mipaf e gli enti vigilati, rendendo più facile e veloce l'accesso al credito, riordinando le figure professionali e creando le migliori condizioni assicurative per tutelare le imprese dai rischi dovuti alle calamità naturali.
La nostra rivoluzione ha dunque consentito di restituire una precisa identità all'agricoltura italiana, che oggi è pronta ad affrontare la sfida culturale decisiva: fronteggiare l'idea, molto diffusa nel mondo occidentale, secondo cui sarebbe inevitabile - e perfino auspicabile - giungere ad un progressivo smantellamento del sistema agricolo in Europa e, in genere, nei Paesi industrializzati.
L'agricoltura, si sostiene da più parti, non sarebbe più un'attività produttiva peculiare dell'Occidente industriale: meglio abbandonarla ai Paesi poveri.
È vero, certo, che non tutta l'agricoltura nazionale potrà essere "traghettata nel futuro", perché una parte di essa è destinata a scomparire, ma questo tuttavia non è necessariamente un male: l'agricoltura che non sopravviverà, infatti, è quella non moderna, non competitiva, qualitativamente povera. Tutta la nostra attenzione e la nostra capacità di intervento devono invece essere concentrate su quella parte dell'agricoltura che lega la produzione alla qualità e alla tutela dell'ambiente, che è capace di restare sul mercato e di sostenere le sfide imposte dal nuovo contesto politico ed economico internazionale.
Per questo sarà necessario continuare a puntare sui punti di forza del nostro sistema agroalimentare - primi fra tutti l'alta qualità e la sicurezza dei prodotti - ma sarà anche importante rafforzare il sistema produttivo e distributivo italiano, che per poter fronteggiare i pericoli insiti nei processi di globalizzazione deve sapersi imporre con adeguata forza contrattuale sui mercati internazionali.
Infine, sarà opportuno guardare con rinnovata attenzione ai processi di diversificazione delle produzioni e delle attività agricole, che oggi rappresentano il vero futuro dell'agricoltura, e continuare a percorrere la strada della valorizzazione del Made in Italy, combattendo contro agropirateria e contraffazione e procedendo speditamente verso il pieno riconoscimento della tutela dei marchi collettivi.
In queste direzioni molta strada è già stata percorsa. Molto però è ancora possibile fare.
Si tratta di prospettive ambiziose eppure, grazie anche a ciò che è stato fatto finora, pienamente realizzabili. Mi auguro che ciò accada: che il futuro possa riservare all'agroalimentare italiano nuovi successi e che si possa continuare a governare, anche nei prossimi anni, il cambiamento che ha già profondamente cambiato il volto dell'agricoltura italiana".
fonte: www.politicheagricole.it
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martedì, marzo 14, 2006, 05:04 PM
Ufficialmente da ieri è iniziata la Cassa integrazione guadagni per lo zuccherificio Sadam-Eridania di Fermo. Essa avverrà con il sistema della rotazione in quanto vi sono al suo interno delle attività che continuano ad andare avanti come il confezionamento, i servizi generali, la portineria, alcuni lavori delle officine meccaniche. In pratica oggi 75 dipendenti sono rimasti a lavorare, mentre il resto sta usufruendo di ferie non godute quindi, di fatto, tra gli operai in Cassa integrazione guadagni non v'è andato ancora nessuno (in settimana vi andranno un paio d'impiegati) e da lunedì prossimo una cinquantina lavoreranno ed il resto, a mano a mano che termineranno i periodi di ferie, andranno in Cassa integrazione. Quindi il programma dovrebbe essere, in linea di massima, formato da due settimane di lavoro e 4 settimane di Cig, a rotazione. Questa situazione dovrebbe durare per 1, 2 o 3 anni, fino a quando non avverrà la riconversione - dice Gabriele Monaldi della Rsu della Sadam - nel frattempo vi sarà la possibilità di recarsi a Jesi per fare la manutenzione e le attività di confezionamento (qualche lavoratore sta gia recandovisi). Dal mese d'agosto prossimo vi sarà anche l'opportunità per 15 dipendenti di trasferirsi stabilmente presso la cromatografia dello stabilimento jesino. Comunque prima di convocare gli stagionali siamo noi dipendenti di Fermo ad avere la precedenza sulle assunzioni.I 124 dipendenti fissi dell'ex zuccherificio di Campiglione percepiranno, quindi, quanto previsto dalla Cassa Integrazione Guadagni straordinaria ed integrata (Cig): 1.300 euro lordi per gli operai e 1.600 per gli impiegati di concetto. Il tutto per un anno. Il nostro obiettivo è quello di creare condizioni di lavoro nello zuccherificio di Fermo - dice ancora Monaldi - quindi vi sarà il primo anno di Cig per involuzione del settore poi, durante l'anno, sarà trasformata in Cig per riconversione. Noi abbiamo approvata questa mini centrale elettrica che ci permette durante il primo anno di Cassa di usufruire di ulteriori altri 2 o 3 anni.
Quindi vi saranno a disposizione quanto meno altri 3 anni di Cassa e la fruizione del 4° anno dipenderà dall'azienda: se riuscirà a fare o meno la centrale entro il 1° gennaio 2009. Intanto giovedì prossimo si terrà a Roma, presso il Ministero del Lavoro, un incontro per definire gli strumenti da adoperare per quello che riguarda il discorso degli stagionali.
Giovedì, quindi, non inizierà la Cassa integrazione guadagni per gli stagionali, ma solamente si terrà una riunione tra le parti per quantificare nel merito la durata e l'entità degli ammortizzatori sociali per gli stagionali, in altre parole per quelli che hanno lavorato nello stabilimento di Fermo da 78 giorni in su. Continuano nel frattempo le assemblee dei lavoratori dello zuccherificio Sadam-Eridania di Fermo (sono quasi 130 i dipendenti) che si ripetono ogni settimana il sabato per fare il punto della situazione.
L'assemblea di fabbrica si tiene il sabato anche perché durante la settimana qualcuno lavora presso lo stabilimento di Jesi, altri sono in Cassa integrazione o hanno altri lavori da mandare avanti - conclude Gabriele Monaldi - è indubbio che la partita sulla riconversione inizia ora ed i lavoratori si adopereranno affinché al termine dei 3 anni ognuno venga ricollocato in maniera soddisfacente.
(fonte: www.corriereadriaticonline.it)
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venerdì, marzo 10, 2006, 11:52 AM
E che nessuno osi più dubitare della riconversione!Non solo in quattro e quattr’otto è stata tirata su una nuova, imponente realtà, ma anche nello stesso sito dello zuccherificio di Fermo.
Anzi, per la precisione, nel piazzale antistante.
Non ci credete??
Ecco le foto che dimostrano inequivocabilmente l’avvenuta riconversione:


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venerdì, marzo 10, 2006, 09:51 AM
Eccolo, il momento temuto ma atteso da tempo, è arrivato.Da lunedi tutti a casa, ma attenti a coglierne il lato positivo: non pensate di riposarvi, non pensate di fare progetti, non pensate di fare qualche viaggio, di andare a trovare magari un parente lontano: la “chiamata” può arrivare da un momento all’altro. Perché ruotare è un nostro diritto, lo hanno fatto per noi, ci hanno detto che possiamo ruotare e possiamo svolgere mansioni inferiori alle nostre, così siamo garantiti per almeno tre mesi di lavoro l’anno. Indubbiamente un bel vantaggio. A moltissimi servirà sul serio, ad altri no. Per qualcuno questo vantaggio può trasformarsi in un problema; ruotare viene a nostro vantaggio, ma i vantaggi non devono essere imposti, devono essere richiesti; qualcuno potrebbe non volere il vantaggio di restare a disposizione per fare, per esempio, le pulizie negli uffici, a rotazione; c’è chi potrebbe preferire restare a casa e guadagnare un po’ meno in euro e molto in soddisfazioni personali, per esempio. C’è chi sostiene che il tempo dedicato ai figli sia impagabile, e allora perché rinunciarci per usufruire del “vantaggio” di andare a pulire gli uffici per qualche euro in più? Perché se rinunci a questo vantaggio, perdi l’integrazione alla cassa integrazione. E’ un vantaggio, quello delle rotazioni, a cui rinunciare può costare molto caro….
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