ZuccheroAmaro

giovedì, marzo 8, 2007, 09:10 AM
Nelle piantagioni brasiliane di canna da zucchero

EMILIANO GUANELLA
SAO JOSE DO RIO PRETO

Marco Antonio Sousa da Silva mostra orgoglioso il suo machete, con il quale riesce a tagliare 100 chili di canna da zucchero al giorno. Ben coperto per resistere al sole cocente, affronta turni di 8-10 ore, dall'alba alle tre del pomeriggio: è uno dei 5.000 raccoglitori stagionali impiegati in una delle più grandi piantagioni dello Stato di San Paolo, l'Acucar Guaranì, convertita parzialmente alla produzione di bioetanolo, il nuovo combustibile verde che sta interessando il mondo intero. A 38 anni e con una famiglia rimasta in un piccolo centro dell'arido pernambucano, a 3.000 chilometri di distanza da Sao Josè, è anche lui, nel suo piccolo, uno dei protagonisti di quella che è già stata chiamata come la rivoluzione energetica brasiliana.

Dal bioetanolo, infatti, si ricava una benzina ecologica e rinnovabile, con caratteristiche simili a quella derivata dal petrolio, ma con costi decisamente minori: 17 miliardi di litri venduti all’anno, per soddisfare la metà del mercato interno, in vista di un’espansione su scala globale. Dal 2000 decine di zuccherifici in tutto il Brasile hanno differenziato la loro produzione. A Sao Jose do Rio Preto la stagione inizia a marzo con la semina e termina fra settembre e dicembre, con la raccolta. La canna viene lavorata nell’impianto al centro dell’enorme tenuta di 60 mila ettari che il gruppo francese Terreus pensa di allargare nei prossimi mesi per far fronte alla richiesta in continuo aumento.

Ogni giorno vengono prodotti 350 mila litri: in parte destinati allo zucchero, in parte al combustibile. «Il vantaggio di questa diversificazione - spiega il direttore, Marcelo Stucchi - è che possiamo cambiare ogni settimana le quote dei due prodotti. Non c’è rischio di penuria: si possono reclutare nuovi raccoglitori o allargarsi nelle aree vicine. La terra non manca». Il boom dell’alcool, come i brasiliani chiamano il bioetanolo, è esploso negli ultimi cinque anni anche grazie all'adeguamento delle case automobilistiche che hanno preparato veicoli con motore flex, adatti sia alla benzina sia all’etanolo. Oggi la quota di auto nuove flex supera l’80% e oltre la metà della benzina venduta è a base di alcool. Il prezzo cambia a seconda della regione, ma è sempre del 30-35 % inferiore a quello della benzina. «È un mercato sicuro - prosegue Stucchi - A differenza del petrolio, raffinato e venduto dalla stessa impresa, il prezzo del bioetanolo è fissato dalle società distributrici, che sono le uniche a poterlo commerciale».

Il presidente brasiliano Lula da Silva è tra i sostenitori più entusiasti del nuovo carburante. Brasilia, però, deve fare i conti con gli alti dazi doganali, 15 centesimi di dollari al litro, applicati dal principale compratore, gli Usa. In America si produce etanolo derivato dal granoturco, ma a costi molto più alti. Il gap è notevole: in Brasile il 95% delle 35 mila stazioni di servizio possiede almeno una pompa destinata alla benzina alternativa, negli Stati Uniti ve ne sono appena 600.

«Vogliamo un mercato libero e concorrenziale - spiega Carlos Gastaldoni, responsabile del programma energetico della banca pubblica d’investimento Bndes - Altrimenti non ha senso proclamarsi paladini del libero commercio e della riduzione della contaminazione ambientale. I motori tradizionali sopportano fino al 10% di miscela di etanolo. Se i principali paesi industriali accettassero la metà di questa soglia, il mercato mondiale salirebbe, in dieci anni, a 200 miliardi di litri». La campagna pro-alcool ha attratto in Brasile numerosi investitori internazionali, da George Soros a Bill Gates, passando da grandi gruppi industriali asiatici ed europei. «È un’opportunità storica - spiega Alfred Swarc, dell’unione dei grandi produttori dello stato di San Paolo - perché la canna da zucchero, principale industria in epoca coloniale, torni a essere il motore del rilancio». Il governo Lula sta studiando intese bilaterali: la settimana scorsa è stato creato un Foro Internazionale sui bio-combustibili formato da Usa, Brasile, Ue, Giappone e Sudafrica. La compagnia petrolifera statale Petrobras sta mettendo a punto la filiale «Canabras», destinata alla nuova produzione. E la settimana scorsa il governo giapponese ha firmato un accordo per iniziare l'importazione di etanolo brasiliano da mischiare fino al 3% al carburante venduto a Tokio.
(fonte: www.lastampa.it)

3 commenti » (7659 visite)


lunedì, marzo 5, 2007, 12:18 PM
Cuba e Venezuela
Nuovo impulso al bio-diesel latinoamericano
Accordi per la produzione di nuovi impianti di etanolo
Olivier Turquet

Fonte: Misna http://www.misna.org - 2 marzo 2007
3 marzo 2007

I governi dell’Avana e di Caracas si sono accordati per la costruzione di 11 impianti per la produzione di etanolo, l’'alcol derivato dalla canna da zucchero utilizzato come combustibile ‘pulito’, nell’ambito di oltre 350 nuovi programmi bilaterali nei settori energetico, sanitario ed educativo, che dovrebbero essere portati a termine entro la fine del 2007. Concludendo all'’Avana i lavori della VII Commissione mista intergovernativa, alla presenza del presidente ‘ad interim’ Raúl castro, i ministro dell'’Energia venezuelano Rafael Ramírez e quello del dicastero dello Zucchero cubano, Ulises Rosales, hanno siglato intese per garantire il finanziamento degli impianti per contribuire alla preservazione dell’ambiente, ridurre il consumo di combustibili fossili e sviluppare fonti alternative di energia. “"Nel 2006 ci siamo accordati su 31 progetti bilaterali per 28,5 milioni di dollari. Nel 2007 innalzeremo questa som ma a 1.500 milioni di dollari"” ha detto il ministro per gli Investimenti sociali cubano, Marta Lomas. La cooperazione tra Cuba e il Venezuela ha consentito, alla fine del 2004, il lancio della cosiddetta Alternativa bolivariana delle Americhe (Alba), un meccanismo di integrazione regionale contrapposto al fallito progetto dell’'Area di libero scambio delle Americhe (Alca) - – a cui hanno aderito in seguito anche Bolivia e Nicaragua. Lomas ha riferito che gli scambi commerciali bilaterali sono passati intanto dai 900 milioni di dollari del 2000 a 2.640 milioni di dollari nel 2006.

3 commenti » (2602 visite)


martedì, febbraio 27, 2007, 09:42 AM
"E’ mai possibile che in questo paese si continui ad assistere allo scempio di un patrimonio come l’agroalimentare, assecondando le posizioni corporative di chi continua a coltivare interessi di bottega arrogandosi il diritto di porre dei veti per impedire posizioni condivise tra i diversi soggetti che operano nelle filiere".
Dopo l’o.c.m zucchero, per la quale abbiamo impedito, con un’azione condivisa tra Governo, Imprese, Organizzazioni Sindacali e parte delle Associazioni Agricole, l’ulteriore taglio del 12% delle produzioni, sull’o.c.m. ortofrutta si rischia di replicare un film già visto.
Ormai ci stiamo sgolando per richiamare tutti al rischio di perdere prodotto e lavoro sul trasformato se passasse la proposta della Fischer Boel.
Stiamo ripetendo in tutte le sedi ed in tutte le “salse” quanto sia necessario rivedere la decisione del disaccoppiamento totale per evitare la cancellazione o il ridimensionamento drastico di intere filiere come quella del pomodoro.
Dopo un anno passato a recuperare il disastro dello zucchero, tentando di dare vita alla filiera agroenergetica come occasione di sviluppo e per recuperare i 13 siti (2500 lavoratori) dimessi, con un atteggiamento della parte agricola della filiera che definire attendista è eufemistico, non vogliamo passare una vita a recuperare il disastro del “pomodoro”.
Per questo motivo non condividiamo la posizione, come quella della Coldiretti, che si pone come unico obiettivo la gestione degli aiuti disaccoppiati della U.E.
E’ un paese strano il nostro: da una parte si sbandiera la qualità e l’integrità della filiera, dall’altra non si fa nulla per supportarla, qualificarla e renderla competitiva.
A questo punto pretendiamo la costituzione di un tavolo apposito presso il Ministero delle Politiche Agricole, appezzando in tal senso le posizioni assunte dal Ministro De Castro, con l’obiettivo di stringere le fila e produrre un documento unico con il quale l’Italia si possa misurare con una forte tenuta a livello europeo.
Ci vuole coerenza: non si può chieder di valorizzare l’agricoltura e poi far finta di niente di fronte all’utilizzo del lavoro nero ed illegale da parte di “imprenditori” associati, non si può sbandierare la necessità di avere un piano agroalimentare nazionale e poi gestire solo gli interessi economici di breve durata, come gli aiuti disaccoppiati, non si può parlare di riconversioni delle produzioni e piani di sviluppo e poi mettersi “di traverso” nel momento in cui si aprono importanti prospettive.
Una cosa è sicura; se qualcuno pensa che in questa occasione ci accontenteremo di qualche ammortizzatore sociale e ci vorrebbe relegare ad un ruolo notarile, non solo si sbaglia, ma si assume la responsabilità di una tensione sociale senza precedenti".
[Fonte: www.bologna2000.com]

1 commento » (35 visite)


venerdì, febbraio 23, 2007, 09:09 AM
BRUXELLES - E' salva la produzione di zucchero dell'Italia: la scure di Bruxelles si abbatterà invece sui partner europei che non hanno rispettato gli impegni assunti al momento della ristrutturazione del settore. Alla prova dei fatti insomma, la Commissione europea ha riconosciuto che in Italia, ma anche in Grecia e in Portogallo, il settore bieticolo-saccarifero aveva tenuto parola e si era adeguato agli impegni presi, tagliando fino e oltre il 50% della propria produzione.

Un risultato che capovolge la proposta iniziale di Bruxelles che puntava - di fronte ad una ristrutturazione insufficiente del settore - a un ritiro del 12% della produzione 2007-2008, indistintamente per tutti i partner dell'Ue, con l'obiettivo di sottrarre al mercato due milioni di tonnellate di eccedenze. Per far valere i diritti dei produttori italiani, l'Italia ha dovuto giocare in prima linea, con un lavoro di squadra portato avanti dal ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro.

Il ministro, dopo l'annuncio della proposta della Commissione europea e poi del voto nel Comitato Ue per la gestione dello zucchero, ha tenuto ad esprimere "gratitudine e soddisfazione" per il risultato ottenuto: "Grazie alla Commissione e a Mariann Fisher Boel - ha detto - che hanno ben colto come l'Italia avesse già più che pienamente contribuito alla riforma europea del settore bieticolo-saccarifero e hanno espressamente escluso che il nostro Paese sia chiamato a nuovi sacrifici".

Ai restanti produttori europei, che hanno ridotto la loro quota di produzione, alla data del primo luglio 2006, in misura inferiore al 50%, verrà applicato un taglio proporzionato alla riduzione effettuata. In questo gruppo si trovano Repubblica Ceca, Spagna, Ungheria, Slovacchia, Finlandia e Svezia. Per tutti gli altri partner che hanno mantenuto intatto la loro quota il ritiro sarà non più del 12% ma del 13,5%. La proposta ha ottenuto il voto positivo di 16 stati membri, cinque i contrari e sei gli astenuti. Contro hanno votato Grecia, Slovacchia, Bulgaria, Romania e Danimarca.

Gli astenuti sono stati Belgio, Lussemburgo, Polonia, Spagna, Repubblica Ceca e Svezia. I restanti paesi, tra cui l'Italia, hanno votato a favore. Dopo il voto del Comitato di gestione (che riunisce i rappresentanti dei 27 stati membri a livello tecnico), il provvedimento sarà formalizzato la prossima settimana dalla Commissione europea. In Italia lo scampato pericolo è stato accolto con grande soddisfazione dalle organizzazioni agricole e cooperative italiane. Per la Coldiretti il presidente Giorgio Marini ha parlato "di decisione coerente della Commissione europea con l'impegno dell'Italia nell'applicazione della riforma".

"Questa è una prova positiva del lavoro di squadra e della capacità negoziale del ministro De Castro" ha proseguito il presidente di Fedagri-Confcooperative, Paolo Bruni. "Diamo atto al ministro - ha sottolineato a sua volta il presidente della Confagricoltura Federico Vecchioni - di aver gestito positivamente un difficile momento negoziale". Anche la Cia ha sottolineato "l'impegno di De Castro e della sua squadra", esprimendo "soddisfazione" per l'esonero dell'Italia dai tagli. "Un ringraziamento a De Castro, al governo italiano e alla commissaria Fischer Boel" ha espresso il segretario generale della Uila-Uil Stefano, Mantegazza. Infine, per il vicepresidente di Copagri, Franco Verrascina, "quello della Commissione era un atto dovuto. Plauso invece al fronte comune in Italia e al fondamentale lavoro del ministro De Castro".

2 commenti » (11 visite)


martedì, febbraio 20, 2007, 04:45 PM
leggevo una notizia su Adnkronos e mi chiedevo, sinceramente: "ma questo articolo è del 2007? possibile? ma no, è un errore, è uguale a quello che si diceva nel 2006... forse anche nel 2005... mi sta sfuggendo qualcosa?!"
Lo riporto, per dovere di cronaca:


Energia, 4 zuccherifici trasformati in centrali elettriche
Elettricità da biomasse in Emilia Romagna, Toscana e Sardegna

Roma, 19 feb. - (Adnkronos/Labitalia) - Energia elettrica al posto dello zucchero. E' quanto prevede l'accordo di collaborazione tra Actelios, societa' del gruppo Falck, e Seci, societa' del gruppo Maccaferri, per lo sviluppo congiunto di progetti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Nello specifico, sono quattro gli ex zuccherifici che saranno riconvertiti in impianti alimentati con biomasse per la produzione di energia elettrica, con una potenza installata complessiva di 150 MW: Castiglion Fiorentino (Arezzo), Russi (Ravenna), Fermo e Villasor (Cagliari). La riconversione, riguarda sia gli stabilimenti sia le relative aree agricole, precedentemente dedicate alla produzione di barbabietole da zucchero, dove verranno implementate coltivazioni 'no food' per la produzione di biomasse e oli vegetali. Il Gruppo Falck e il Gruppo Maccaferri nel passato hanno gia' sperimentato una collaborazione nella realizzazione di centrali di coogenerazione abbinate agli impianti saccariferi. Il progetto nasce a supporto del piano di riconversione industriale dei centri produttivi della Eridania Sadam Spa, legato alla restrittiva riforma comunitaria dell'industria saccarifera, che comporta la chiusura di 13 zuccherifici italiani sui 16 presenti sul territorio e la necessita' di riconvertire ad altre produzioni le aree precedentemente dedicate alla bieticoltura.

I benefici addotti dall'attuazione del progetto congiunto di Actelios e Seci saranno notevoli. ''Occupazione ed energia -ha dichiarato Federico Falck, presidente di Actelios- sono due temi che questo progetto consente di coniugare positivamente in favore del nostro Paese e la conservazione delle attivita' agricole e industriali sul territorio e la produzione di 'energia pulita' sono un esempio reale di sviluppo sostenibile''. Oltre alla salvaguardia dell'occupazione con il reimpiego delle maestranze che lavoravano negli zuccherifici, infatti, e' previsto un nuovo impulso al comparto dell'agricoltura locale e una produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che ridurra' drasticamente l'emissione di gas serra, in piena adesione ai dettami del Protocollo di Kyoto. La riforma Ocm (Organizzazione comune di mercato) del 24 novembre 2005 ha imposto all'Italia la riduzione del 50% della produzione di zucchero, con un abbassamento dei prezzi del 36% entro il 2006. Per compensare le perdite, Ue e Italia risarciranno ai bieticoltori il 30% del calo di reddito. In particolare a Russi (Ra) si prevede un impianto di potenza a 30 MW, con un investimento di 82 milioni di euro, l'impiego di 25 dipendenti, a cui si aggiungerebbero 56 addetti ai 7 ettari di serre collegate all'impianto stesso che fornira' anche energia termica. Si prevedono inoltre 60 addetti al grande reparto di confezionamento zucchero che restera' attivo. Le coltivazioni dedicate (pioppo e canna comune) interesseranno circa 10 mila ettari.

''I progetti di riconversione degli zuccherifici sono frutto di un lavoro di concertazione iniziato un anno fa e che portera' alla piena rioccupazione dei circa 2.500 addetti del settore in tutta Italia, per i quali sono stati gia' concordati ammortizzatori sociali per 24 mesi''. Antonio Mattioli, segretario nazionale della Flai Cgil, ricorda con LABITALIA che ''i piani di riconversione concordati ai tavoli aperti al ministero delle Politiche Agricole e Forestali, al ministero del Lavoro e nelle regioni prevedono il passaggio dalla produzione dello zucchero a quella di bioetanolo (la bio-benzina) da mais e canna da zucchero, come nel caso di Pavia o Foggia o di energia da biomasse come nei 4 stabilimenti Castiglion Fiorentino, Russi, Fermo e Villasor''. ''Abbiamo operato di concerto con Mipaaf ed enti locali -afferma Mattioli- e ora siamo nella fase di progettazione''. Ora e' importante accelerare: ''In altri Paesi come la Francia -avverte Mattioli- il biocarburante e' gia' in vendita ai distributori da tempo, e a prezzi inferiori ai derivati dal petrolio''

2 commenti » (9 visite)



Indietro Altre notizie