ZuccheroAmaro

domenica, luglio 1, 2007, 04:50 PM
Di Vincenzo Caccioppoli
"Se quattro anni fa, quando ho iniziato a fare trading, qualcuno mi avesse detto che oggi avrei chiuso una posizione sui lean hogs (n.d.r. il future sulla carne di maiale), mi sarei fatto una grande risata. Invece, per fortuna, è la realtà. Dico per fortuna, perché nell'ultimo trimestre ho fatto sette operazioni tutte in attivo con un guadagno complessivo di quasi il 30% e questo non è nemmeno tanto raro col trading scalare. Tra l'altro, sono convinto che le commodities rappresentino l'ambito da cui verranno i maggiori rialzi nei prossimi 5/10 anni, specialmente se il grande pubblico comincerà ad avvicinarsi a questo mercato, fino ad oggi per pochi. L'espansione finanziaria dell'ultimo ventennio ha toccato tutto tranne che proprio le materie prime, per cui penso che la prossima frontiera sia proprio questa". Cosi racconta un giovane trader ad un recente convegno sulle commodities.
E' bene tenere presente, prima di tutto, che quando si parla di commodities, si parla di contratti future, ossia di un impegno ad acquistare o vendere ad una data scadenza, un ammontare di una determinata materia prima, che può essere data da oro, argento, rame, caffè, soia, cotone, petrolio, succo d’arancia, carne di maiale e quant’altro venga scambiato nelle borse americane o londinesi. Sembra che infatti il mercato delle commodities fosse in Italia famoso più per qualche film americano, come il famoso film commedia su Wall Street "una Poltrona per due" in cui i protagonisti diventano ricchi con il succo d’arancia, che per la possibilità di fare guadagni reali sui contratti finanziari legati a questi prodotti. Negli ultimi due anni, invece a detta di tutti gli esperti si è assistito ad un vero miniboom del mercato, che ha visto anche la nascita del primo indice benchmark di riferimento tutto italiano, il Commin index, studiato e sviluppato da Club Commodity.
Sono tanti i fattori che hanno spinto in su tutto il comparto. Trattandosi di materie prime però è chiaro che il rialzo dei consumi determinato dal boom delle economie emergenti, Cina e India in testa, ha fatto si che i prezzi di alcune materie prime come petrolio, rame, gas naturale e alluminio avessero un impennata che non accenna a diminuire. Ma anche alcune commodities cosiddette soft, come lo zucchero e il cotone, per esempio, dopo anni di stagnazione, stanno conoscendo forti rialzi proprio grazie al loro consumo crescente da parte di questi paesi. Non si può certo poi trascurare l’effetto trainante della speculazione determinata dalla ricerca di nuovi fonti di energie rinnovabili, come le biomasse, prodotte da alcuni cerali o frutti tropicali, che sembrano in grado di generare etanolo o biodiesel per l’autotrazione (grano, mais, zucchero, oli e derivati).
Secondo alcuni per esempio il mais potrebbe avere presto un’ulteriore impennata, dopo mesi di costante crescita, legata appunto al suo futuro sfruttamento per produrre etanolo e a Chicago il contratto futura con scadenza a Dicembre 2007, è volato a 4,70$, lo stesso dicasi dello zucchero, che dopo un ventennio di ribassi costanti, nel 2005 le sue quotazioni hanno subito un robusto risveglio e secondo alcuni esperti potrebbe essere la vera sorpresa degli anni a venire anche e sopratutto per il suo stretto legame con la produzione di etanolo.
Al Nybot di New York, mercato in cui è quotato, negli ultimi mesi si sta assistendo ad enormi passaggi di contratti sullo zucchero e i supporti grafici, con il raggiungimento di imporntati livelli di lontananza dai massimi storici suggeriscono un prossimo probabile forte rialzo.

Stesso discorso si può fare per il cotone, quotato anch’esso al Nybot, che ha avuto nel 2006/2007 una produzione record il cui 83% è già stato consumato.
Mentre secondo altri sarebbe arrivato anche il momento di puntare con decisione sull’oro, il cui deficit produttivo rispetto alla domanda si sta allargando sempre più e la società di consulenza americana GFMS prevede il superamento nel 2007 dei massimi storici in termini di media annuale che è di 614 $ all’oncia fatto segnare nel 1980.
Un altro fattore che potrebbe far salire a dismisura il comparto è rappresentato dal pericolo bolla immobiliare che incombe da tempo sui mercati mondiali, in questo caso secondo gli esperti l'onda speculativa attaccherà le materie prime, molto più di quanto già non sia avvenuto, come sempre successo.
In particolare è opportuno sottolineare che i prezzi delle materie prime possono salire molto sotto ogni scenario, purchè resti l'eccesso di moneta e credito, e possono addirittura esplodere se la fiducia del pubblico nei pezzi di carta viene meno. Ad esempio, ad inizio anni 70, i loro prezzi salirono molto anche se l'economia mondiale entrò in recessione, e più dell'indice generale CRB salirono le materie prime agricole: dai minimi del 68-69 ai massimi del 73-74 il grano salì del 465%, la soia del 638%, il cotone del 317%, il mais del 295% e lo zucchero nientemeno del 1.290%.
Insomma lo scenario sembra molto interessante e proprio per questo come dicevamo si stanno moltiplicando i prodotti finanziari offerti ai risparmiatori che investono nei vari mercati delle commodities, con un occhio molto attento a quello che sarà il mercato dell’energia alternativa nei prossimi decenni ai consumi di Cina ed India e al mercato immobiliare mondiale.
(fonte: www.http://canali.libero.it/affaritaliani/economia/)

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venerdì, giugno 29, 2007, 03:21 PM
BOLOGNA - La proposta della Commissione Agricola europea di indennizzare con un significativo contributo economico gli agricoltori che "volontariamente" rinnunceranno alla coltivazione della barbabietola da zucchero, fino a raggiungere una riduzione ulteriore del 10% della quota italiana di produzione dello zucchero, rischia di mettere in serie difficoltà ciò che è rimasto del comparto bieticolo - saccarifero nazionale. Il settore italiano, diversamente dal resto d'Europa, è già stato al centro di una pesantissima ristrutturazione che, a partire dalla riforma dell'Organizzazione comune di mercato decisa a fine 2005, ha portato alla chiusura di 13 stabilimenti sui 19 in attività nel nostro Paese e ad una fortissima riduzione della superficie investita a barbabietola, una coltura che ha sempre fornito buoni risultati economici per gli agricoltori.


L'Emilia Romagna ha pagato il prezzo più elevato: dei 9 stabilimenti in attività fino al 2005 ne sono rimasti aperti tre ed uno di questi, quello di Pontelagoscuro nel ferrarese, è, come è noto, destinato ad essere chiuso e riconvertito al termine dell'imminente campagna estiva. Il futuro della bieticoltura regionale è per tanto legato al prosieguo dell'attività degli stabilimenti di Minerbio (BO) e di S.Quirico (PR). Entrambi questi impianti hanno avviato un programma di miglioramento competitivo basato sia su adeguamenti organizzativi e produttivi interni e sia sulla ottimizzazione del bacino bieticolo di riferimento allo scopo di garantirsi quantità e qualità adeguata di prodotto. E'evidente che una ulteriore riduzione del 10% della produzione bieticola prevista metterebbe in seria difficoltà gli impianti, il loro utilizzo, i costi industriali di produzione e dunque la possibilità di continuare a fare bieticoltura degli altri agricoltori.


"Chiediamo che la Commissione europea cambi la proposta per l'Italia. - ha dichiarato l'Assessore regionale all'Agricoltura Tiberio Rabboni - Siamo l'unico Paese ad avere abbondantemente dimezzato la produzione. Ora ci devono lasciare la possibilità di decidere in autonomia se applicare questa ulteriore riduzione e come farlo, visto che un'ulteriore chiusura di zuccherificio è, purtroppo, già annunciata per la fine dell'anno, con inevitabili riduzioni di superfici coltivate. E' una richiesta condivisa dalla associazioni bieticole, dagli industriali e dai sindacati dei lavoratori dell'Emilia Romagna. Contiamo sulla capacità negoziale del Ministro De Castro e sul sostegno dei parlamentari europei a cui abbiamo scritto nei giorni scorsi per sollecitare una coerente presa di posizione"
(fonte: www.romagnaoggi.it)

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martedì, giugno 26, 2007, 12:22 PM
In sostanza lo zuccherificio di Porto Viro sarà sostituito con un impianto di produzione di bioetanolo

Venezia, 25 Giugno 2007 - Il vicepresidente della Giunta regionale Luca Zaia sottoscriverà domani a Palazzo Balbi, alle 11,30, l’accordo per la riconversione produttiva dello stabilimento saccarifero di Porto Viro, in Polesine, che sarà sostituito da un impianto di produzione di bioetanolo. “Si tratta – ha sottolineato Zaia – della prima intesa del genere che viene formalizzata in Italia in conseguenza della nuova Organizzazione di Mercato per il settore bieticolo – saccarifero. Con l’accordo, sarà possibile utilizzare i sostegni previsti, finalizzati a dare uno sbocco produttivo e occupazionale sia ai lavoratori dell’attuale impianto, sia al sistema agricolo che gravita in una vasta area del Polesine”.

In sostanza, lo zuccherificio di Porto Viro sarà sostituito con un impianto di produzione di bioetanolo che verrà realizzato a Loreo e produrrà, tra l’altro, anche 170 tonnellate di sottoprodotto di lavorazione, utilizzabile nell’alimentazione animale e, in futuro. come fonte di energia, con un prelievo di acqua dal Po pari a circa un terzo rispetto ai precedenti fabbisogni dello zuccherificio. A Porto Viro resterà l’impianto di confezionamento dello zucchero proveniente da Pontelongo.

L’intesa sarà sottoscritta da Regione, Provincia di Rovigo, Comuni di Porto Viro e Loreo, Italia Zuccheri S.p.A., Organizzazioni professionali agricole, rappresentanze sindacali dei lavoratori e organizzazioni delle cooperative.

“La riforma della politica europea dello zucchero – ha ricordato Zaia – ha comportato la chiusura di 13 dei 19 stabilimenti operanti in Italia, tra i quali appunto quello di Porto Viro, per il quale Italia Zuccheri S.p.A. rinuncia a una quota produttiva di zucchero pari a 71.185,6 tonnellate, ricevendo come indennizzo un aiuto comunitario e predisponendo un progetto per la produzione di 160 mila tonnellate l’anno di alcol, mediante l’utilizzo di 521 mila tonnellate annue di granella di mais, per produrre le quali servono circa 50 – 55 mila ettari di terreno”. “Il nostro impegno è ora volto a garantire – ha affermato Zaia – che la prima fonte di approvvigionamento della materia prima per il funzionamento del nuovo stabilimento sia il territorio agricolo polesano”.

(www.regione.veneto.it)


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giovedì, giugno 21, 2007, 09:40 AM
Juraci è morto un anno fa. Aveva solo 39 anni e non è morto di malattia. È morto perché era un cortador, un tagliatore di cana de açúcar, e ha lavorato la canna da zucchero per 70 giorni di fila sotto il sole: una media di dieci tonnellate al giorno, con soste ridicole anche per un fisico allenato ad ogni fatica. Juraci Barbosa, nazionalità brasiliana, è morto per schiavitù. E non è solo un’affermazione morale. Lo ha riconosciuto ufficialmente anche il Ministero del Lavoro brasiliano confermando quello che lo IEA, l’Istituto di Economia Agricola ha rivelato già da tempo. La produttività dei lavoratori della canna da zucchero nel solo stato di San Paolo è aumentata del 7.89 per cento negli ultimi tre anni. E quindici persone, dopo Barbosa, sono già morte per sfinimento.

È l’altra faccia della rivoluzione pulita del Brasile, quella del bioetanolo, che rappresenta la speranza per una politica energetica alternativa e meno inquinante. Ma il bioetanolo non si produce dal nulla. Si ottiene mediante un processo di fermentazione delle biomasse, come per esempio da canna da zucchero. Produzione questa che nel solo 2006 in Brasile è stata quasi di seimila litri per ettaro coltivato, una cifra enorme se si pensa che nel 1975 era di duemila litri. Del resto la produzione di bioetanolo del Brasile è arrivata a coprire circa il 20 per cento dei consumi di carburante dei trasporti interni e lo zucchero insieme al bioetanolo è il secondo prodotto agricolo d’esportazione con giri d’affari valutati attorno agli otto miliardi di dollari. E questo fino ad arrivare al paradosso che l’eccessiva pressione produttiva sta portando ad una nuova forma di schiavitù in un paese che nel passato l’ha già conosciuta, avendola abolita solo nel 1888.

Ma adesso rispetto ai secoli precedenti le cose sono cambiate e i lavoratori sopravvissuti all’aumento della mole di lavoro di questi ultimi anni sono scesi in piazza. A maggio hanno protestato in modo violento davanti all’Agrishow, la più importante fiera agricola del paese. Hanno chiesto e continuano a chiedere aumenti salariali: un lavoratore di canna da zucchero oggi guadagna in media 450 reais mensili, circa 170 euro. E, soprattutto, i lavoratori reclamano una settimana lavorativa di trenta ore ufficiali, contro le 44 dichiarate adesso. Gli ha fatto eco Roberto Rodrigues, ex ministro dell’agricoltura e copresidente della Commissione Interamericana sul bioetanolo che propone di usare macchine al posto di persone. Ma ci vorrà tempo. E forse molti altri nuovi schiavi faranno in tempo a morire.

fonte: www.panorama.it

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mercoledì, giugno 20, 2007, 10:15 AM
COMUNICATO INDUSTRIA ALIMENTARE

Il 13 Giugno si è svolta in Confindustria la IV° sessione plenaria di trattativa per il rinnovo del CCNL dell’Industria Alimentare.

Le Segreterie Nazionali di Fai, Flai e Uila, unitamente alla delegazione trattante, valutano le risposte fornite da Federalimentare del tutto insufficienti ed inadeguate.
Pochi gli spiragli aperti e molte le chiusure in particolare sulle richieste presenti in piattaforma su appalti, stabilizzazione dell’occupazione, mercato del lavoro, classificazione, armonizzazioni e salario.

Nonostante le condizioni in essere le Segreterie Nazionali hanno dato la loro disponibilità a proseguire il negoziato nelle giornate del 21, 22 e 27 Giugno.

Le Segreterie Nazionali di Fai, Flai e Uila ritengono contestualmente di avviare una campagna di informazione di tutti i lavoratori tramite assemblee aziendali e territoriali.

Fai, Flai e Uila e la delegazione trattante decidono che, perdurando le posizioni di chiusura di Federalimentare, a partire dal 1° Luglio verrà attivato il blocco delle prestazioni straordinarie e delle flessibilità.

Fai, Flai e Uila rivendicano una negoziato in tempi rapidi che porti ad un rinnovo del CCNL che dia risposte adeguate in termini normativi e salariali ai lavoratori del settore agroalimentare.


Fai Cisl Flai Cgil Uila Uil
Gorini-Pastrello Chiriaco Mantegazza

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