ZuccheroAmaro

lunedì, gennaio 21, 2008, 08:51 AM
Nell'attesa di evoluzioni sulla faccenda di Jesi, ecco gli sviluppi per chi è entrato nel tunnel già da qualche anno:

Vi inviamo il calendario degli incontri previsti per il giorno Martedì 22 Gennaio dei gruppi del comparto saccarifero convocati presso la sede di Unionzucchero a Roma in P.za del Viminale 5 (sede Assodistil):

- ore 11 Gruppo Italia Zuccheri
- ore 12 Gruppo Sfir
- ore 14 Gruppo Eridania

Gli incontri sono previsti per formalizzare la procedura di mobilità collegata all’accordo dello scorso 12 Dicembre e pertanto è necessario che ogni territorio garantisca una rappresentanza.

Cordiali saluti

Fai Cisl Flai Cgil Uila Uil
Retini–Savignano Mattioli–Ronconi Bocchi–Modanesi


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mercoledì, gennaio 16, 2008, 08:43 PM
Roma, 16 gen (Velino) - È polemica tra agricoltori e industria sulla dismissione dello stabilimento di Jesi per la produzione di zucchero del gruppo Eridania-Sadam e i bieticoltori delle Marche minacciano una massiccia mobilitazione se la questione non verrà risolta entro breve “al fine di non far sparire la produzione di zucchero italiana”. E per il prossimo 17 gennaio è prevista una riunione al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali tra le associazioni di categoria e il gruppo industriale per venire a capo di una situazione che sta diventando di giorno in giorno sempre più pesante. Ma i motivi del gruppo Eridania-Sadam, che ha già inviato all’Unione europea, lo scorso 10 gennaio, la richiesta dei 60 milioni di euro previsti dall’Ocm zucchero per le industrie che si trovano costrette a chiudere gli impianti, sono seri e molteplici. E parte della colpa sarebbe da addebitare proprio agli agricoltori delle Marche. “La dismissione dello stabilimento di Jesi nasce dalla constatazione che purtroppo non ci sono più le condizioni per estrarre lo zucchero dalla barbabietole. Manca la materia prima”, ha dichiarato al VELINO Mario Bimbatti, direttore agricolo di Eridania-Sadam. Bimbatti ha spiegato che, perché lo stabilimento sia economicamente efficace, deve produrre almeno 115 mila tonnellate di zucchero l’anno su 15 mila ettari di terreno. “Attualmente le offerte dei coltivatori non superano i 10 mila ettari, quindi sotto a quanto previsto”. In seguito alla riforma dell’Ocm zucchero, il gruppo italiano si è trovato nelle condizioni di dover chiudere cinque stabilimenti su sette lasciando operativi solo quello di Jesi e quello di San Quirico. “Nel 2006 – ha proseguito il direttore agricolo di Eridania – abbiamo dovuto tenere sotto controllo la produzione a causa della sovrapproduzione dell’anno precedente. Nel 2007 abbiamo dato ampio margine ai bieticoltori, ma la risposta da parte loro è stata solo di 12.250 ettari. Nel 2008 avevamo chiesto 15 mila ettari di coltivazione ma l’offerta è stata solo di 10 mila. Se continuassimo a mantenere attivo lo stabilimento a queste condizioni il gruppo subirebbe una perdita, solo nel 2008, di oltre 24 milioni di euro”.

È stato l’aumento dei prezzi dei cereali registrato negli ultimi tre mesi il motivo che ha spinto molti agricoltori a convertire i terreni da barbabietole da zucchero a grano. Mentre infatti la quotazione del grano era nel 2005 di 148 euro a tonnellata (secondo la borsa di Bologna), quest’anno quando gli agricoltori si sono trovati a decidere la coltivazione a cui destinare i propri terreni, il grano era passato a 478 euro a tonnellata. “La barbabietola è passata invece dai 40 euro del 2006 ai 26 euro previsti per il 2011”, ha aggiunto Bimbatti. “A tutto questo va aggiunto che il prezzo di mercato dello zucchero italiano è inferiore al prezzo di riferimento. Questo a causa della concorrenza spietata dei grossi produttori del Nord Europa che mirano a impadronirsi dello scenario italiano”. Ma continuerà ad esserci lavoro per tutti, promettono da Eridania-Sadam: “Gli agricoltori potranno continuare a lavorare per noi coltivando girasole”. Lo stabilimento sarà infatti convertito al fine di produrre agroenergie. Un mercato “che ha più futuro della barbabietola”, ha spiegato Bimbatti nel dichiarare che l’azienda è già pronta “a fare i contratti 2008 per tutti coloro che vorranno convertire i loro terreni a girasole. Non ci dobbiamo scordare poi che l’Ocm zucchero prevede, per la dismissione di zuccherifici, 30 milioni di euro di aiuti anche agli agricoltori”.

Confusione e posizioni discordanti quelle tra le organizzazioni agricole e di categoria. Nella riunione di Ancona che si è svolta lo scorso 15 gennaio è emerso che mentre l’Associazione nazionale bieticoltori (Anb) ritiene un errore economico quello di proseguire la campagna dello zucchero nel 2008, dal Consorzio nazionale (Cnb) sostengono invece che bisogna creare le condizioni necessarie per non far sparire dall’Italia il settore. Da Coldiretti ritengono inutile portare avanti un mercato che non ha un futuro garantito mentre dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia) sventolano un accordo firmato tra bieticoltori e Eridania-Sadam “che non è stato rispettato”. Giuseppe Di Falco, responsabile grandi colture della Cia, ha dichiarato al VELINO che “il problema della mancanza di materie prime in effetti c’è, ma la verità è che il gruppo è interessato ai 60 milioni di euro stanziati dall’Ue”. Di Falco ha spiegato che l’accordo firmato nel 2005 da Gianni Alemanno quando era ministro dell’Agricoltura, prevedeva l’impegno, nell’ambito dell’Ocm zucchero, di mantenere almeno il 50 per cento del mercato saccarifero italiano. “Per quanto riguarda la promessa di fare contratti per coltivazioni a girasole – ha precisato il funzionario della Cia – può essere una soluzione per il primo anno ma non per i successivi”. Il gruppo aziendale ha bisogno infatti, ha spiegato Di Falco, di una quantità maggiore del potenziale produttivo della Marche “e considerando che all’estero il prezzo del girasole è molto minore i conti sono presto fatti. Gli agricoltori rischierebbero presto di essere tagliati fuori”. Oltretutto secondo la Cia, non è detto che i prezzi dei cereali si mantengano così alti. “È sbagliato smantellare lo zucchero italiano – ha concluso Di Falco - e sosterremo a fondo la nostra posizione nell’incontro previsto al ministero”.

Ma secondo Coldiretti ormai è troppo tardi per salvare la produzione di zucchero italiana. “La proposta di Cnb e Cia di avviare una contrattazione per un nuovo patto di filiera che garantisca la produzione – ha spiegato al VELINO il responsabile area economica di Coldiretti Marche Maurizio Balducci – arriva troppo tardi e ora non ci sono più i presupposti per un efficace piano di rilancio. Quando nei mesi scorsi avevamo fatto presente l’emergenza di avviare una contrattazione di ampio respiro per far fronte agli eventuali spostamenti delle colture determinati dal rialzo dei prezzi dei cereali – ha precisato – Cnb, Cia, Cisl e Cgil ci risposero che la nostra preoccupazione era esagerata”. La posizione di Balducci è chiara: “Date le condizioni e le esigenze dell’industria, ora la situazione è irreversibile”. Questo sebbene la coltivazione delle bietole sia importante per la rotazione delle colture “e il giro d’affari agricolo nelle Marche legato alle coltivazioni delle bietole è di 25 milioni di euro, esattamente quanto Eridania-Sadam sostiene di perdere se proseguisse la campagna saccarifera 2008”.
(fonte: www.ilvelino.it)

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martedì, gennaio 15, 2008, 09:10 AM
Ieri i responsabili dell’Associazione Nazionale Bieticoltori hanno manifestato davanti alla Camera di commercio di Ancona per opporsi alla decisione di Eridania Sadam che rischia, oltre che di lasciare senza lavoro i circa 300 dipendenti dello stabilimento, anche di creare pesanti ripercussioni a tutto il comparto.

“Ad ottobre – spiegano il presidente Anb, Marcello Ferretti; il coordinatore Marco Amerio e il direttore Confagricoltura Ancona, Alessandro Alessandrini - Eridania Sadam aveva avviato la contrattazione 2008 e, dopo appena 2 mesi, sta tradendo le aspettative dei produttori creando allarme e gravi difficoltà di prospettiva per eventuali cambi d'indirizzo colturale oggi tecnicamente dannosi. La motivazione della Societa’ di un'insufficiente raccolta contratti non regge di fronte al rifiuto della stessa di aprire un confronto finalizzato ad aumentare le offerte e di cogliere le dichiarazioni espresse da Anb e da altre Associazioni Bieticole per attivare il Fondo Bieticolo a copertura dei maggiori costi di trasporto connessi all'eventuale ampliamento dei comprensori di approvvigionamento di Jesi”.

L’Anb chiede l’apertura di un tavolo di concertazione per garantire la continuità di Jesi “in coerenza con la razionalizzazione del settore bieticolo saccarifero dopo la riforma comunitaria di settore”. Dalla politica arriva invece l’out out: il consiglio comunale straordinario di domenica ha approvato un documento all’unanimità: si farà il possibile per evitare la chiusura, anche (e soprattutto, ndr) grazie alla “rigorosa applicazione di quanto previsto dall'articolo 19 della Convenzione per la costruzione della centrale Turbogas".

Vale a dire: se è vero che la Turbogas è nata con la promessa di mantenere la produzione di zucchero, senza di essa viene meno anche il permesso per la centrale. Il sindaco Fabiano Belcecchi non ha usato mezzi termini: “se si mette in discussione la produzione di zucchero a Jesi automaticamente torna in discussione anche la centrale di cogenerazione costruita proprio a sostegno dello zuccherificio”. E su questo tutti d’accordo, destra e sinistra, politica locale, provinciale, regionale e nazionale.

Per oggi è prevista una manifestazione pubblica della Confederazione Italiana Agricoltori. Questo a Jesi, mentre a Strasburgo, l’europarlamentare Luciana Sbarbati ha promosso un incontro con tutti i colleghi del parlamento UE eletti nel collegio Centro Italia. La battaglia continua.
(fonte: www.viverejesi.it)

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lunedì, gennaio 14, 2008, 10:16 AM
11/01/2008
Si è tenuto in data odierna l'incontro con la società Eridania Sadam per affrontare l'annunciata chiusura dello stabilimento di Jesi. Le segreterie nazionali ed il coordinamento sindacale hanno respinto fermamente tale decisione e richiesto l'attivazione immediata del tavolo ministeriale di filiera per sostenere in quella sede la bieticoltura del centro Italia e la continuità produttiva dello stabilimento di Jesi. A fronte della nostra posizione l'azienda ha dichiarato che in caso di accordo di filiera in grado di garantire l'approvvigionamento a medio termine ritirerà la procedura per la dismissione della quota e continuerà l'attività' produttiva.
L'appuntamento è fissato al Ministero dell'agricoltura per il giorno 17 gennaio alle ore 14,30. A sostegno della vertenza è stato dichiarato lo stato di agitazione in tutto il Gruppo proclamando due ore di sciopero da effettuare in occasione dell'incontro.
Per quanto riguarda lo stabilimento di Jesi continuerà il blocco delle merci in entrata ed in uscita. Riprenderà invece la normale attività con il ripristino della fornitura d'acqua per l'attigua centrale turbogas.

FAI-CGIL FLAI-CISL UILA-UIL

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sabato, gennaio 12, 2008, 02:34 PM

PARMA - Incontro, ieri, tra il vicepresidente della Provincia di Parma, Pier Luigi Ferrari, e la direzione dello Stabilimento di S. Quirico di Trecasali (Pr), stabilimento dello Zuccherificio di Jesi (An) del Gruppo Eridania – Sadam.


L’incontro aveva l’obiettivo di approfondire l’esame delle condizioni che hanno portato alla chiusura dello zuccherificio marchigiano, per verificare se tale dismissione possa in qualche modo influenzare negativamente il futuro dello stabilimento di S. Quirico e della bieticoltura in provincia di Parma.
L’esame congiunto ha evidenziato che la cessazione delle attività dello Zuccherificio di Jesi è conseguente alla riduzione delle barbabietole prodotte in quel comprensorio agricolo.


Preso atto che il comprensorio bieticolo dello stabilimento di S. Quirico di Trecasali risulta di gran lunga più ampio (coinvolgendo aree agricole delle Province di Parma, Piacenza, Modena, Reggio Emilia, Mantova, Cremona, Lodi, Pavia, Brescia, Milano, Bergamo e Alessandria), con produzioni saccarosio per ettaro di livello europeo e rimarcata la volontà di Eridania – Sadam di mantenere attivo il polo produttivo di S.Quirico anche in relazione al consistente programma di investimenti (parte già realizzati e parte in via di realizzazione prima della prossima campagna), la Provincia di Parma si farà interprete, presso le Associazioni Agricole e le Organizzazioni dei Produttori, affinché siano preservate le condizioni che garantiscano il futuro dello stabilimento e della bieticoltura locale.


In tal senso, la Provincia di Parma avvierà con urgenza i lavori di un tavolo tecnico che coinvolga le Organizzazioni agricole di riferimento al fine di garantire – anche per il futuro – le indispensabili quote di produzione di barbabietole.
(fonte: www.romagnaoggi.it)

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